L’investimento immobiliare è il preferito degli italiani, ma tradizionalmente richiedeva grandi capitali. Il Crowdfunding Immobiliare ha abbattuto queste barriere, permettendo di partecipare a progetti di sviluppo con cifre contenute, spesso partendo da 500 euro. È la democratizzazione di una classe di asset che prima era riservata esclusivamente ai grandi costruttori o ai fondi istituzionali.
In questo articolo parliamo di:
Lending vs Equity: comprendere i modelli di business
Esistono due modalità principali. Nel Lending Crowdfunding, l’investitore presta denaro allo sviluppatore in cambio di un interesse fisso. Nell’Equity Crowdfunding, l’investitore diventa socio della società di progetto, partecipando al potenziale utile finale. Ogni modello ha un profilo di rischio differente, come chiarito nelle direttive della Consob.
Il regime fiscale dei proventi da crowdfunding
Un paragrafo cruciale riguarda la tassazione: in Italia, i proventi da lending crowdfunding percepiti tramite piattaforme autorizzate sono soggetti a una ritenuta a titolo d’imposta del 26%. Questo semplifica molto la gestione fiscale per l’investitore retail, che non deve dichiarare tali redditi nel modello 730 se la ritenuta è applicata alla fonte. Per l’equity, la tassazione avviene invece sulla distribuzione dei dividendi o sulla plusvalenza da cessione delle quote, con regimi che variano se l’investimento avviene in una Start-up innovativa.
Selezione dei progetti e rischi di mercato
Nonostante rendimenti superiori al 10%, il crowdfunding non è privo di rischi. Il ritardo nei cantieri o la mancata vendita sono variabili critiche. La strategia corretta prevede una forte diversificazione su più piattaforme e progetti. Questo approccio è documentato nelle guide al real estate del Sole 24 Ore.