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analisi mercati

Evoluzione dei mercati azionari: i nuovi criteri per l’esenzione sulle plusvalenze

Marzo 9, 2026
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La stabilità dei mercati finanziari domestici e la capacità di attrazione di capitali esteri dipendono strettamente dalla chiarezza del regime fiscale applicato ai flussi di reddito generati dal capitale di rischio. Con l’alba del 2026, le società di capitali e gli investitori istituzionali si trovano a dover navigare tra nuovi requisiti dimensionali per l’accesso ai regimi di esclusione ed esenzione sui dividendi e sulle plusvalenze. La razionalizzazione voluta dalla manovra economica mira a favorire investimenti di lungo periodo e di entità significativa, penalizzando invece le partecipazioni polverizzate che non garantiscono un legame strutturale con l’attività d’impresa.

La restrizione del regime di Participation Exemption (PEX)

L’accesso al cosiddetto regime di esclusione, che permette di abbattere sensibilmente la base imponibile per i soggetti Ires (nella misura del 95 per cento) e per i soggetti Irpef (nella misura del 41,86 per cento), è oggi subordinato a parametri più stringenti. Per le delibere di distribuzione e le cessioni effettuate dal primo gennaio 2026, è necessario che la partecipazione detenuta sia pari o superiore al 5 per cento del capitale sociale, ovvero che il suo valore di bilancio sia non inferiore a 500.000 euro. Questa soglia minima introduce un elemento di selezione che impone ai CFO e ai gestori di portafoglio una revisione delle strategie di asset allocation, al fine di non incorrere in una tassazione piena che eroderebbe il rendimento netto dell’investimento azionario.

Impatti sugli investitori non residenti e la ritenuta alla fonte

Il legislatore ha inteso armonizzare il trattamento interno con quello riservato ai soggetti non residenti operanti all’interno dell’Unione Europea o dell’area SEE. Anche per l’applicazione della ritenuta ridotta all’1,20 per cento sui dividendi corrisposti a tali entità, diventa vincolante il medesimo requisito dimensionale della partecipazione al 5 per cento o dell’importo minimo di 500.000 euro. Tale disposizione potrebbe generare frizioni nel breve termine sui flussi di capitale transfrontalieri, ma nel lungo periodo promette di stabilizzare la base azionaria delle imprese italiane, incentivando l’ingresso di partner finanziari di caratura industriale piuttosto che speculatori di breve raggio interessati a quote marginali dei dividendi distribuiti.

Claudia Barbara

Claudia Barbara

Giornalista ed esperta di Digital Marketing. Responsabile editoriale presso Linking Agency