giovedì, Ottobre 15, 2026

Marco Dal Sasso, il vicepresidente di Impresa che trasforma l’esperienza di Dal Sasso DS-Group in una nuova cultura della collaborazione

Luglio 27, 2026
7 minuti di lettura

Quaranta settori industriali diversi, uniti da un unico gesto, dare forma alla plastica. È in questo crocevia di competenze, tecnologie e filiere che Marco Dal Sasso, socio e direttore commerciale di Dal Sasso DS-Group,azienda che realizza stampi in acciaio e componenti in plastica ad Aprilia (LT), che ha maturato certezze destinate ad accompagnarlo anche nel suo ruolo di vicepresidente regionale dell’associazione Impresa, un’ associazione per l’Industria e le PMI in continua crescita nel territorio.

Ad Aprile Impresa ha rinnovato la governance con l’istituzione dei presidenti delle provincie di Roma, Cesare Pizzuto e di Latina, Emiliano Rossato oltre al rinnovo del Presidente regionale Giampaolo Olivetti, della Presidente Michela Quattrociocchi per Impresa Giovani e del Direttore Saverio Motolese.

Marco Dal Sasso in compagnia di Saverio Motolese e Giampaolo Olivetti

Quello di vicepresidente è un incarico che Dal Sasso non considera come un traguardo personale, ma una responsabilità verso un’intera comunità imprenditoriale. È l’evoluzione naturale di un percorso costruito sul confronto quotidiano con il mercato, che oggi, ancora di più, sente il dovere di trasformare in esperienza condivisa. Alla guida di un’azienda che collabora con imprese appartenenti a decine di comparti produttivi, e che esportano in tutto il mondo, Dal Sasso osserva ogni giorno il funzionamento di una delle filiere manifatturiere più dinamiche del Paese. Da questa posizione privilegiata emerge una certezza che si rinnova continuamente. Nessuna azienda cresce davvero da sola.

La leadership nata dall’esperienza sul campo

Nel suo racconto dell’Italia che produce convivono dati, conoscenza diretta del territorio e una convinzione profonda. Il futuro dell’economia italiana non dipenderà esclusivamente dalle decisioni della politica o dalle strategie delle istituzioni, ma anche dalla capacità degli imprenditori di costruire e consolidare relazioni, di condividere competenze e sostenersi reciprocamente.

“Le infrastrutture, le riforme e le politiche industriali sono fondamentali e le associazioni hanno il dovere di portare queste istanze alle istituzioni – spiega Dal Sasso – Ma sento anche un’altra responsabilità, quella di parlare direttamente agli altri imprenditori, soprattutto a quelli giovani. Ci sono molte cose che possiamo fare da subito, indipendentemente dalla politica e senza aspettare che qualcuno le faccia al posto nostro”.

È questa la visione che guida il suo impegno all’interno di Impresa. Un’idea di azienda che va oltre il bilancio e i risultati economici, perché un’impresa è prima di tutto una comunità fatta di persone, competenze, territorio e responsabilità. Una realtà che può crescere davvero soltanto se contribuisce alla crescita dell’indotto produttivo di cui fa parte.

“Ogni giorno lavoriamo con aziende grandi, medie, piccole e micro. Questo ti permette di capire come funziona davvero l’economia italiana. Dietro ogni prodotto c’è una rete di competenze che spesso rimane invisibile, ma senza la quale il Made in Italy semplicemente non esisterebbe”.

L’impresa per Marco dal Sasso

Per lui l’impresa non è mai stata soltanto produzione. È relazione. È fiducia. È la capacità di creare un ecosistema in cui ogni azienda rappresenta un tassello indispensabile.Ed è proprio osservando questa rete che negli anni ha maturato l’idea destinata a guidare il suo pensiero.

“In Italia si parla spesso delle grandi aziende, ma la nostra forza è un’altra – racconta – Il nostro Paese vive grazie a migliaia di piccole imprese che ogni giorno lavorano con competenza straordinaria. Sono loro che permettono alle aziende più strutturate di essere competitive nel mondo”.

Un’affermazione che trova conferma anche nei numeri. In Italia operano oltre cinque milioni di partite IVA. Una platea composta da imprenditori, professionisti, artigiani e lavoratori autonomi che rappresenta uno dei patrimoni economici più preziosi del Paese. Ma il dato che più lo colpisce riguarda la dimensione delle imprese.

“Il 92% delle aziende italiane non supera il milione di euro di fatturato e circa l’80% resta sotto il mezzo milione. Questo significa che il nostro sistema economico vive grazie a migliaia di micro e piccole imprese, da 10 a 50 dipendenti, che ogni giorno lavorano come fornitori, terzisti, partner delle aziende più strutturate. Sono loro la vera spina dorsale dell’Italia”, specifica Dal Sasso.

È una fotografia che cambia completamente la prospettiva. L’Italia continua a essere l’ottava economia mondiale e la seconda manifattura d’Europa con solo la Germania davanti,non perché possieda un numero elevato di aziende multinazionali, ma perché può contare su una rete straordinariamente diffusa di imprese specializzate, capaci di produrre qualità, flessibilità e competenze difficili da replicare altrove.Una ricchezza silenziosa, spesso invisibile, che rende il Made in Italy competitivo e ambito nei mercati internazionali.

La burocrazia evitabile che soffoca le PMI

Tra i temi trattati dal vicepresidente di Impresa ce n’è uno che considera persino più pericoloso della burocrazia dettata dallo Stato italiano e dall’Unione Europea. È quella che definisce “la burocrazia tra imprese”, una mole crescente di certificazioni, procedure, documenti e richieste amministrative che le aziende più grandi scaricano sui propri fornitori, anche quando la normativa non lo impone.

Per Dal Sasso questo fenomeno rischia di diventare uno dei principali ostacoli alla competitività italiana. “Le leggi dello Stato devono essere rispettate: sicurezza sul lavoro, tutela dell’ambiente, correttezza fiscale e rispetto dei diritti dei lavoratori non sono negoziabili. Ma un conto è rispettare le leggi, un altro è richiedere montagne di documenti che non aggiungono alcun valore al prodotto”.

L’effetto, spiega, è sottrarre tempo, energie e risorse proprio alle imprese più piccole, quelle che costituiscono la grande maggioranza del tessuto produttivo nazionale. “Quando chiediamo a un artigiano o a una micro impresa terzista con 10/20 dipendenti di conseguire 3 o 4 certificazioni che, ricordo, non sono obbligatorie, stiamo rallentando il motore produttivo del Paese. Per queste aziende è già molto impegnativo rispettare le leggi dello stato dove i mancati adempimenti possono portare a multe salate se non alla chiusura dell’azienda.Sarebbe motivo di grande interesse da parte delle grandi e medie aziende mettere le piccole e le micro imprese loro fornitrici in condizione di lavorare sì, secondo capitolati, procedure, report e visite ispettive, ma senza obbligarle a certificarsi. La burocrazia inutile è come la sabbia negli ingranaggi. Se diventa eccessiva, finisce per bloccare la macchina e al cambio generazionale non è affatto sicuro che questa macchina riparta”. Potremmo perdere aziende uniche nelle loro competenze.

L’orgoglio di appartenere a un territorio

Se c’è un aspetto che però ritorna continuamente nelle sue riflessioni è il territorio. Marco Dal Sasso parla del Lazio con il coinvolgimento di chi ne conosce ogni sfumatura e con la riconoscenza di chi considera questa terra parte della propria identità.

Una riconoscenza che affonda le radici nella storia della sua famiglia, rimasta lontana dall’Italia per oltre cinquant’anni prima di poter finalmente tornare. Un passato che gli ha insegnato quanto il senso di appartenenza non sia un concetto astratto, ma qualcosa che si costruisce vivendo quotidianamente un luogo.

“Se mi chiedessero cento volte dove vorrei vivere, risponderei sempre Aprilia. Questo territorio ha dato una casa alla mia famiglia e ci ha permesso di costruire il nostro futuro con Dal Sasso DS-Group. È impossibile non sentirsi profondamente legati a questa terra”.

La regione rappresenta infatti una delle aree economicamente più complete d’Europa. Industria manifatturiera, farmaceutica, aerospazio, nautica, terziario, logistica, turismo, agricoltura, servizi avanzati e ricerca convivono nello stesso territorio, creando un sistema produttivo estremamente diversificato.

“Il Lazio, che ricordiamo è la seconda economia d’Italia, viene spesso raccontato come se fosse soltanto Roma. In realtà è una regione con un’identità economica straordinaria. La provincia di Latina rappresenta uno dei più importanti polo farmaceutico e industriale d’Italia, Viterbo e Rieti sono un riferimento per l’agroalimentare del Centro Italia, Frosinone ospita eccellenze industriali e manifatturiere riconosciute a livello internazionale e Roma continua a essere un motore di servizi, innovazione ,turismo e cultura. In pochi si rendono conto di quanto sia forte questo sistema”.

Secondo Dal Sasso è proprio questa pluralità a rendere il Lazio una piccola Italia. Una regione capace di racchiudere quasi ogni settore produttivo esistente, offrendo opportunità spesso sottovalutate perfino da chi ci vive.

“Dobbiamo imparare a conoscere meglio il nostro territorio prima ancora di immaginare che il futuro sia sempre da qualche altra parte”. Connettere le aziende tra loro e le persone alle aziende è fondamentale.

La sfida delle nuove generazioni

Osservando il mercato da oltre quarant’anni, Dal Sasso vede emergere una trasformazione profonda. Fare impresa oggi significa assumersi responsabilità sempre maggiori, affrontare mercati sempre più instabili a causa di tensioni geopolitiche, cambiamenti normativi e una competizione globale senza precedenti.

Eppure continua a considerarla una delle professioni più belle. “Essere imprenditore significa anche creare posti di lavoro, mantenerli in condizioni di stabilità e difenderli quando il contesto diventa complicato. 

È una responsabilità enorme, ma è anche ciò che permette a un territorio di crescere”.

Per questo guarda con attenzione alle nuove generazioni, con il desiderio di trasmettere un metodo. “L’imprenditore non nasce in un’aula universitaria. Lo diventa affrontando problemi, imparando dagli errori e confrontandosi ogni giorno con la realtà”. È una cultura dell’esperienza che, secondo lui, rischia di andare perduta se non viene condivisa e soprattutto se si continua a dare un’immagine idealizzata di altre nazioni demotivando le nuove generazioni con informazioni incomplete, per dirne una si vantano stipendi molto alti ma non si relazionano ai costi della vita elevatissimi di quei paesi che spesso non consentono neanche l’acquisto dell’auto, o l’affitto di un appartamento indipendente.

La nuova governance di IMPRESA

Il futuro dell’impresa italiana passa proprio da qui. Dal coraggio di continuare a investire nei territori, dalla capacità di costruire relazioni tra aziende e dalla volontà di trasformare l’esperienza individuale in un patrimonio collettivo. In Impresa ho avuto questa opportunità, ho conosciuto altri imprenditori con cui sono diventato amico senza la necessità di dover lavorare insieme e ho capito l’importanza di associarsi.Il mio obiettivo è far prendere coscienza a questo territorio, il Lazio, che è un indotto produttivo migliore di quanto crede. Non perdo occasione di partecipare ad eventi, convegni, incontri, interviste per diffondere questo messaggio perché solo gli indotti produttivi dinamici e competitivi saranno in grado di resistere alle difficoltà che ci attendono.

In un Paese che spesso ama raccontare le proprie difficoltà, Marco Dal Sasso sceglie invece di partire dalle possibilità. Perché è convinto che il tessuto produttivo italiano abbia ancora una straordinaria forza da esprimere. E che il Lazio, con la sua varietà economica, la sua vocazione industriale e il suo capitale umano, sia uno dei luoghi migliori per immaginare e coltivare il futuro del Made in Italy.

Redazione Trend Economy

Redazione Trend Economy

Giornale online di Economia, Finanza, Investimenti