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La riforma del regime PEX e la tassazione dei dividendi societari

Febbraio 15, 2026
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Le strategie di Asset Allocation delle holding e delle società operative devono oggi confrontarsi con il restyling profondo del regime di Participation Exemption, noto tecnicamente come Pex. Le nuove disposizioni, in vigore per le distribuzioni deliberate dal primo gennaio 2026, introducono soglie dimensionali più stringenti per l’accesso all’esclusione della base imponibile, mirando a colpire i fenomeni di puro arbitraggio fiscale tra giurisdizioni diverse. Il principio cardine di questa riforma è quello di limitare il beneficio fiscale alle sole partecipazioni che dimostrino un legame economico solido, duraturo e finalizzato allo sviluppo industriale della società partecipata, escludendo dunque le mere rendite finanziarie prive di sostanza organizzativa. Questo cambio di rotta impone alle holding di famiglia e ai gruppi industriali una revisione delle proprie architetture societarie per evitare un aggravio inatteso del carico fiscale complessivo sulla remunerazione del capitale investito.

Requisiti dimensionali e soglie di accesso al beneficio per i soggetti Ires

L’esclusione del novantacinque per cento dei dividendi dalla formazione del reddito imponibile per i soggetti Ires è ora rigorosamente subordinata al possesso di una partecipazione non inferiore al cinque per cento del capitale sociale o, in alternativa, a un valore di carico non inferiore a cinquecentomila euro. Questa modifica impatta direttamente sulle società che detengono portafogli di minoranza frammentati, che rischiano di vedere incrementata la tassazione effettiva sui dividendi percepiti, con conseguenti riflessi sulla politica di distribuzione ai propri soci. Il requisito si estende con logiche analoghe anche alle ritenute sui soggetti non residenti in ambito UE o SEE, uniformando il trattamento fiscale per le catene partecipative internazionali e riducendo lo spazio per manovre di triangolazione. Le imprese devono procedere a un’analisi granulare dei titoli in portafoglio, valutando l’opportunità di consolidare le partecipazioni o di cedere quelle che non garantiscono più l’efficienza fiscale minima richiesta dalla nuova normativa.

Plusvalenze e cessione di azioni proprie nel bilancio d’esercizio

Parallelamente, la riforma tocca anche la disciplina delle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, che devono riflettere i medesimi criteri dimensionali e temporali per godere dell’esenzione parziale. Un focus particolare va posto sulle operazioni di Buyback o sulla cessione di azioni proprie, che possono generare ricavi imponibili se non gestite secondo le nuove direttive contabili e fiscali emanate dall’OIC e dalle autorità tributarie. Le imprese devono dunque procedere a una rivalutazione dei propri Asset finanziari per ottimizzare il carico fiscale in vista delle chiusure di bilancio del prossimo biennio, tenendo conto anche dell’impatto sulla stabilità del patrimonio netto. La gestione attiva delle riserve di utili e il monitoraggio delle plusvalenze latenti diventano strumenti indispensabili per navigare in un contesto normativo che premia la stabilità degli investimenti rispetto alla speculazione di breve periodo, richiedendo una competenza tecnica sempre più elevata sia nella fase di programmazione che in quella di esecuzione delle operazioni straordinarie.

Pierfrancesco Palattella

Pierfrancesco Palattella

SEO Specialist, Esperto in Digital PR, Giornalista sul web. Founder & Ceo della Linking Agency dal 2021; founder de La Vera Cronaca nel 2009