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Nuova tassazione cripto 2026: l’aliquota al 33% e la fine della soglia di esenzione

Gennaio 4, 2026
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Dal 1° gennaio 2026, il regime fiscale per i possessori di criptovalute in Italia ha subito una profonda trasformazione con l’entrata in vigore della nuova Legge di Bilancio. La modifica più significativa riguarda l’aumento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze, che passa dal precedente 26% al 33% per i cosiddetti “token volatili” come Bitcoin ed Ethereum. Inoltre, è stata definitivamente eliminata la soglia di esenzione di 2.000 euro: ogni guadagno, anche minimo, diventa ora fiscalmente rilevante e deve essere dichiarato, segnando la fine di un periodo di relativa tolleranza fiscale per i piccoli investitori retail.

La distinzione tra token volatili e token ancorati all’euro

Una novità assoluta introdotta dal legislatore è la differenziazione della tassazione in base alla natura dell’asset. Mentre i token volatili subiscono il rincaro al 33%, i token ancorati alla moneta unica (stablecoin euro) conservano l’aliquota favorevole al 26%, equiparandoli di fatto alla moneta elettronica. Questa scelta strategica mira a incentivare l’uso di strumenti digitali più stabili e conformi al regolamento europeo MiCAR, scoraggiando al contempo la speculazione pura sugli asset ad alta volatilità. Per i trader, questa distinzione impone una revisione delle strategie di “uscita” dalle posizioni durante le fasi di mercato ribassista.

L’opportunità della rivalutazione al 18%

Per mitigare l’impatto dell’aumento d’imposta, resta confermata la possibilità di procedere alla rivalutazione del valore di carico dei crypto-asset detenuti. Pagando un’imposta sostitutiva agevolata del 18% sul valore di mercato a una determinata data, il contribuente può “aggiornare” il costo d’acquisto dei propri asset, riducendo la base imponibile per le future vendite. Questa operazione risulta particolarmente vantaggiosa per chi detiene criptovalute acquistate a prezzi molto bassi anni fa, permettendo di risparmiare sensibilmente sul carico fiscale definitivo del 33% previsto per i prossimi anni.

Tracciabilità DAC8 e flussi informativi verso il Fisco

Oltre alle aliquote, il 2026 inaugura un’era di trasparenza totale grazie alla direttiva DAC8. Gli exchange e i prestatori di servizi per le attività digitali sono ora obbligati a trasmettere automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle giacenze e alle operazioni dei propri clienti. Questo scambio di informazioni non si limita ai confini nazionali, ma coinvolge tutte le amministrazioni fiscali dell’Unione Europea. Per l’investitore, la corretta compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi non è più un’opzione, ma una necessità per evitare accertamenti basati su dati già in possesso delle autorità.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Caporedattore e autore presso Influent People, Giocopulito.it e TrendEconomy.