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Petrolio e gas ai massimi dal 2022: l’andamento dei titoli energetici e delle utility a Piazza Affari

Settembre 15, 2026
4 minuti di lettura

Nel mese di settembre il prezzo del Brent ha oscillato tra 86 e 109 dollari al barile e il gas europeo ha raggiunto i livelli più alti da dicembre 2022. A Piazza Affari i titoli legati al petrolio hanno seguito da vicino le quotazioni del greggio. Sul comparto energetico e sulle utility pesa inoltre il dibattito europeo e italiano su una possibile tassazione degli extraprofitti.

Il mercato petrolifero

Il riferimento resta lo stretto di Hormuz. Secondo il Centro Studi Confindustria, a settembre il transito di navi nello stretto è al 13% del normale e gran parte del greggio dell’area non può essere esportato: 17,4 milioni di barili al giorno su 20. Il Brent ha registrato una media di 101 dollari al barile nel mese, con un picco di 109.

Le quotazioni hanno avuto forti oscillazioni. Alla fine di agosto il Brent era sceso sotto gli 86 dollari, perdendo circa il 9% in una settimana, e il WTI sotto gli 80 dollari, sulle attese di una soluzione diplomatica in Medio Oriente. Il 1° settembre la ripresa dei combattimenti ha riportato il Brent oltre i 91 dollari, con il future in rialzo del 3,45%.

A metà mese il Brent è arrivato a 108,18 dollari e il WTI a 103,85, dopo un attacco alle infrastrutture energetiche saudite che ha fermato l’oleodotto East-West. È una delle principali vie alternative per trasportare il greggio senza passare da Hormuz. Il 15 settembre il future sul Brent quotava 108,31 dollari. Oltre agli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, sui prezzi ha pesato lo stallo dei colloqui tra l’Iran e i Paesi del Golfo sulla riapertura dello stretto. Il 22 settembre il Brent è tornato sotto i 100 dollari al barile.

Il gas europeo

Il TTF di Amsterdam, riferimento per il gas all’ingrosso in Europa, è salito da 31,4 euro per megawattora il 27 febbraio a 81,2 euro il 14 settembre, con un aumento di circa il 159%. Il 10 settembre i future con consegna a ottobre hanno superato gli 81 euro, sui massimi da dicembre 2022. Sui prezzi incidono le difficoltà dei flussi di GNL attraverso Hormuz e le scorte europee inferiori alla media storica.

I titoli petroliferi a Piazza Affari

Le sedute di fine agosto e settembre

Il 31 agosto la Borsa di Milano ha chiuso invariata, con il FTSE MIB a 52.612 punti. Tra i titoli, Tenaris è salita del 2,97%, Saipem del 2,29% ed Eni del 2,26%. Il 1° settembre, in apertura, Eni guadagnava l’1,27% e Tenaris lo 0,75%. Saipem ha inoltre annunciato un contratto di ingegneria per un impianto di combustibili sintetici su scala commerciale di Synhelion in Germania.

Il comparto ha avuto anche sedute negative. In un giorno di metà settembre Tenaris ha perso il 3,98% e Saipem il 3,62%, mentre Eni ha chiuso poco variata intorno a 24 euro. Nella seduta successiva, con il Brent oltre i 107 dollari, i tre titoli sono tornati tra i migliori del FTSE MIB. Il 15 settembre il FTSE MIB guadagnava lo 0,2% a 51.717 punti nel pomeriggio, con Tenaris in rialzo del 2,9%.

Eni

Secondo RisparmiOggi, a fine agosto le azioni Eni risultavano in rialzo del 40% dall’inizio del 2026. Il 22 settembre il titolo ha staccato una cedola di 0,27 euro, in una giornata di calo del petrolio e di nuove notizie sulla possibile tassazione europea degli extraprofitti.

A fine agosto il governo ha preparato un decreto contro i rincari del gasolio. La bozza, vista da MF-Milano Finanza, prevede un acconto del 39% sulle imposte dei dividendi per i gruppi con ricavi 2025 superiori a 20 miliardi di euro: soltanto Eni ed Enel superano questa soglia. L’acconto genera un credito d’imposta di pari importo, che le società possono recuperare riducendo le imposte future.

Il dibattito sugli extraprofitti

A fine agosto i ministri delle Finanze di Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno scritto alla Commissione europea chiedendo di discutere un quadro comune per tassare gli extraprofitti delle società energetiche. In seguito anche altri Paesi, tra cui la Francia, si sono detti disponibili. Il commissario all’Economia Dombrovskis ha dichiarato che la Commissione non presenterà una proposta e ha ricordato che ogni Stato può intervenire autonomamente. Il ministro dell’Economia Giorgetti non ha escluso questa possibilità. Il tema è stato discusso anche all’Ecofin informale del 18 e 19 settembre.

Lo stato della misura

Al momento non esiste una tassa approvata sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Non sono stati definiti né l’aliquota, né la base imponibile, né le società coinvolte. Secondo un’analisi di Banca Akros ripresa da Radiocor, le società integrate attive in petrolio e gas sarebbero le più esposte se il prelievo riguardasse quel settore, ed Eni sarebbe la più esposta tra le società italiane. Akros considera però la valutazione prematura, in assenza di informazioni sul perimetro della misura.

Eni si è già dichiarata contraria. Nelle risposte agli azionisti prima dell’assemblea del 6 maggio, la società ha affermato che misure di tassazione straordinaria mettono in discussione la convenienza degli investimenti già realizzati o in corso e scoraggiano quelli nuovi.

Il precedente più vicino è il contributo di solidarietà sugli extraprofitti del settore fossile introdotto dall’Unione Europea durante la crisi energetica del 2022-2023, seguita alla guerra in Ucraina.

Le utility

Le utility quotate a Milano sono seguite con attenzione dopo che l’Unione Europea ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche spetta ai singoli Stati. Secondo Equita, i benefici del rialzo dei prezzi elettrici per i produttori da fonti rinnovabili sono limitati nel 2026, già quasi interamente coperto da contratti a prezzo fisso con il 10-15% della produzione rinnovabile ancora esposto. Sono più ampi nel 2027, quando le coperture sono inferiori. Per la stessa casa d’analisi questi benefici rischiano di essere assorbiti da eventuali prelievi straordinari, e il rischio regolatorio resta elevato.

Nelle giornate di calo del greggio, a fine agosto, il ribasso e le ipotesi su una nuova tassazione avevano pesato sia sui titoli petroliferi sia sulle utility, con vendite concentrate su Eni, Saipem e Snam.

Le prossime scadenze

Nelle prossime settimane i temi principali per il comparto saranno l’andamento dei transiti nello stretto di Hormuz, le decisioni europee e nazionali sugli extraprofitti e la presentazione del disegno di legge di Bilancio 2027. Sul fronte monetario, la prossima riunione della BCE è fissata per il 29 ottobre 2026.

Redazione Trend Economy

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