Il regime forfettario rappresenta oggi il principale regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione in forma individuale nel contesto fiscale italiano.
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Introdotto originariamente con la Legge di Stabilità 2015 e profondamente riformato negli anni successivi, il sistema si distingue per la sua finalità di semplificazione estrema, abbattendo non solo il carico fiscale ma anche gli oneri burocratici che gravano sui piccoli operatori economici.
Non si tratta di una scelta opzionale nel senso tradizionale, bensì di un regime di vantaggio che si applica automaticamente a tutti coloro che rispettano determinati requisiti, a meno che il contribuente non decida espressamente di optare per il regime ordinario.
I requisiti di accesso e la soglia dei ricavi
Il pilastro fondamentale per accedere al regime forfettario è il rispetto del limite dei ricavi o dei compensi percepiti nell’anno solare precedente. Attualmente, la normativa stabilisce una soglia massima di ottantacinquemila euro.
Se un professionista o un imprenditore individuale supera questa cifra, dal periodo d’imposta successivo dovrà abbandonare le agevolazioni per confluire nel regime di contabilità ordinaria o semplificata. È fondamentale sottolineare che il calcolo deve basarsi sul principio di cassa, ovvero sulle somme effettivamente incassate, e non semplicemente su quelle fatturate.
Oltre alla soglia di fatturato, esistono altri paletti normativi volti a circoscrivere la platea dei beneficiari. Uno dei più rilevanti riguarda le spese per il personale dipendente o per il lavoro accessorio, che non possono eccedere la somma complessiva di ventimila euro lordi annui.
Le esclusioni specifiche
Inoltre, l’ordinamento prevede alcune cause di esclusione specifiche: non possono aderire al forfettario coloro che partecipano a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, né chi controlla direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata che esercitano attività economiche riconducibili a quelle svolte individualmente.
Un ulteriore limite riguarda i redditi da lavoro dipendente o pensione percepiti contemporaneamente all’attività autonoma, i quali non devono superare la soglia di trentamila euro lordi annui, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro subordinato sia cessato.
Il calcolo del reddito imponibile e il coefficiente di redditività
La caratteristica distintiva che dà il nome al regime è la modalità di determinazione del reddito. A differenza del regime ordinario, dove il reddito è dato dalla differenza analitica tra ricavi e costi documentati, nel forfettario i costi non vengono analizzati singolarmente.
Lo Stato stabilisce a priori una percentuale, definita coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO dell’attività svolta. Ad esempio, per la maggior parte dei professionisti il coefficiente è fissato al settantotto per cento, mentre per il commercio al dettaglio è molto più basso, solitamente intorno al quaranta per cento.
Ad esempio, se un consulente incassa diecimila euro, il fisco presume che il suo reddito imponibile sia di settemilaottocento euro, considerando il restante ventidue per cento come spese forfettarie necessarie per l’esercizio dell’attività, indipendentemente dal fatto che siano state realmente sostenute.
L’unica spesa che è possibile dedurre analiticamente dal reddito così calcolato sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno di riferimento. La struttura rende il regime estremamente vantaggioso per chi ha costi di gestione molto bassi, ma potrebbe risultare penalizzante per chi sostiene spese elevate per affitti, materie prime o attrezzature.
La tassazione sostitutiva e le agevolazioni per le nuove attività
Sulla base imponibile calcolata tramite il coefficiente di redditività, si applica un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. L’aliquota standard è fissata al quindici per cento, un valore notevolmente inferiore rispetto agli scaglioni ordinari che partono dal ventitré per cento. Tuttavia, per favorire l’imprenditorialità giovanile e la nascita di nuovi progetti, lo Stato prevede una riduzione drastica dell’aliquota al cinque per cento per i primi cinque anni di attività.
Per beneficiare della tassazione al cinque per cento, devono essere soddisfatte tre condizioni: il contribuente non deve aver esercitato un’attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti; l’attività non deve costituire la mera prosecuzione di una precedente attività svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo; nel caso di prosecuzione di un’attività già avviata da altri, i ricavi dell’anno precedente non devono aver superato i limiti di legge.
Si tratta di una sorta di “flat tax” ridotta che rappresenta uno dei principali incentivi per l’apertura di nuove partite IVA in Italia, permettendo ai neo-professionisti di consolidare la propria posizione finanziaria nei primi anni di esercizio.