Dal 16 settembre 2026 il tasso sui depositi presso la Banca Centrale Europea è al 2,50%. È il secondo rialzo dell’anno e segue, dal lato delle imprese, mesi di credito in crescita, tassi sui nuovi finanziamenti in risalita dopo i minimi di primavera e criteri di offerta più prudenti nell’area dell’euro. I dati di ABI, Banca d’Italia e BCE permettono di ricostruire come la stretta monetaria si sta trasmettendo al sistema produttivo.
In questo articolo parliamo di:
La decisione del 10 settembre
Il Consiglio direttivo della BCE ha alzato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. Dal 16 settembre 2026 il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La decisione è stata presa all’unanimità e riflette un’inflazione dell’area euro salita al 3,3% ad agosto, il livello più alto da settembre 2023, per effetto dei rincari di gas e petrolio legati al conflitto in Medio Oriente.
La BCE ha confermato che deciderà i tassi sulla base delle prospettive di inflazione, dei nuovi dati economici e finanziari, dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione monetaria, senza impegnarsi su un percorso prestabilito. Nella conferenza stampa l’istituto ha descritto prospettive molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.
Le proiezioni degli esperti
Le proiezioni di settembre prevedono una crescita del PIL dell’area euro dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. L’inflazione complessiva è stimata in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. L’inflazione al netto di energia e alimentari è attesa al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Secondo gli esperti, l’inflazione toccherebbe un massimo del 3,6% nel quarto trimestre del 2026.
Sui mercati, secondo il Centro Studi Confindustria, sono attesi ulteriori rialzi della BCE tra fine anno e il prossimo, per un totale di 1,25 punti. La prossima riunione di politica monetaria è fissata per il 29 ottobre 2026.
Il mercato interbancario
L’Euribor a tre mesi, parametro di riferimento per molti finanziamenti a tasso variabile e linee di credito a breve, ha anticipato il rialzo. Il minimo del 2026, pari all’1,981%, è stato registrato il 10 febbraio. Il 13 agosto il valore era salito al 2,511%, contro il 2,036% dello stesso giorno del 2025.
Tassi e volumi dei prestiti: i dati ABI
Il Rapporto mensile ABI di settembre, con dati di agosto, indica che il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso al 3,66%, in calo di 0,13 punti rispetto al mese precedente. A dicembre 2023 era al 5,45%. A marzo 2026 lo stesso indicatore era sceso al 3,26%.
Il tasso medio sul totale dei prestiti in essere, cioè quelli sottoscritti negli anni, è salito al 4,19%, con un aumento di 0,02 punti sul mese precedente. Il tasso medio sui nuovi depositi a durata prestabilita è arrivato al 2,40%, contro il 2,39% di luglio. Il differenziale tra i tassi sui nuovi prestiti e quelli sulla nuova raccolta da famiglie e società non finanziarie è di 211 punti base.
Sul piano dei volumi, ad agosto 2026 i prestiti totali a imprese e famiglie sono cresciuti del 3,4% su base annua, dal +3,3% del mese precedente, proseguendo l’espansione iniziata a marzo 2025. Per le imprese è il quattordicesimo mese consecutivo di crescita: a luglio i prestiti alle imprese sono aumentati del 4,1% e quelli alle famiglie del 2,6%. A luglio i crediti deteriorati netti erano l’1,30% dei crediti totali, in miglioramento rispetto a marzo 2026.
I criteri di offerta: l’indagine sul credito bancario
Nell’indagine sul credito bancario di luglio 2026, le banche dell’area euro hanno segnalato per il secondo trimestre un moderato irrigidimento dei criteri di concessione di prestiti e linee di credito alle imprese. La quota netta di banche che ha indicato criteri più restrittivi è stata del 7%, molto meno del 19% atteso nella rilevazione precedente. Le condizioni si sono inasprite soprattutto nei settori automobilistico e manifatturiero ad alta intensità energetica. Per il terzo trimestre le banche si attendono un ulteriore irrigidimento in tutte le categorie di prestiti.
Italia
Per le banche italiane, la sezione curata dalla Banca d’Italia descrive una situazione diversa. Nel primo semestre del 2026 i criteri di offerta sono stati lievemente irrigiditi solo per le imprese manifatturiere ad alta intensità energetica. Queste imprese e quelle dei servizi hanno anche aumentato in modo più marcato la loro domanda di credito. Le banche hanno indicato che gli sviluppi geopolitici ed energetici hanno continuato a rendere più cauta la valutazione del rischio di credito.
Per il terzo trimestre le banche italiane si attendono un ulteriore lieve aumento della domanda di finanziamenti delle imprese, dopo la crescita del secondo trimestre. Per il semestre in corso prevedono criteri di offerta quasi invariati e un ulteriore rafforzamento della domanda, in particolare nella manifattura.
Il confronto con l’indagine di aprile mostra come sono cambiate le attese. In quella rilevazione le banche italiane prevedevano per il secondo trimestre un inasprimento marcato dei criteri sui prestiti alle imprese, legato in larga parte agli sviluppi geopolitici. La domanda delle imprese era allora in calo, soprattutto per le minori esigenze di finanziamento degli investimenti fissi.
Il punto di vista delle imprese
L’indagine della BCE sull’accesso delle imprese ai finanziamenti, relativa al secondo trimestre del 2026, registra la situazione dal lato delle aziende. Il 42% netto delle imprese dell’area euro ha segnalato un aumento dei tassi sui prestiti bancari, contro il 26% del trimestre precedente. Sono aumentati anche altri costi, come commissioni e spese, e il 10% netto delle imprese ha rilevato richieste di garanzie più elevate.
Il calendario dei prossimi dati
Il 29 ottobre 2026 si riunirà di nuovo il Consiglio direttivo della BCE. A fine ottobre è prevista anche la nuova indagine trimestrale sul credito bancario, con i dati sul terzo trimestre e le attese per il quarto. Il prossimo Rapporto mensile ABI, atteso nella seconda metà di ottobre, riporterà i tassi di settembre, il primo mese in cui il nuovo livello dei tassi di riferimento ha effetto sulle nuove operazioni.